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FORMULA 1, QUESTIONE DI DENARO

 

In occasione dell'inizio del Mondiale 2016, riportiamo l'analisi di Paolo Ciccarone, giornalista responsabile delle rubriche motoristiche di Radio Montecarlo, sul business legato al mondo della Formula 1.

"Non per soldi ma per denaro, è questo lo slogan della F.1 partita domenica 20 marzo in Australia. I proclami di vittoria, il contenimento dei costi e altro ancora tutto scompare davanti alla marea di quattrini che arrivano da diverse fonti sul mondiale e sui suoi partecipanti. Lo ha ripetuto anche Carlos Ghosn, presidente dell’alleanza Renault Nissan: “Correre in F.1 è il modo più economico per farsi conoscere nei mercati emergenti, quindi si tratta di investimenti abbordabili per rendere popolare un marchio, se poi vinci questa popolarità torna raddoppiata, ma già esserci è sinonimo di successo”. E allora perché altri concorrenti non sbarcano in F.1? Semplicemente perché c’è un numero chiuso che impedisce ad altri di entrare in quella che è la terra del bengodi dove tutti, anche il più sfigato e messo peggio, alla fine porta a casa il suo obolo che gli consente di vivere dignitosamente. Allargare i cordoni non è una buona idea, verrebbero meno gli incassi per gli altri team, e questo spiega perché gli arrivi negli ultimi anni sono stati col contagocce. Ci pensò il presidente Max Mosley a volere il budget cup, ovvero squadre che non spendessero più di 50 milioni di euro a stagione. Il risultato si è visto: su tre squadre, Hrt, Caterham e Virgin Marussia c’è rimasta solo quest’ultima col nome Manor e l’unico altro ingresso sarà quello del team Haas che debutterà in questa stagione. In sei anni, quindi, un fallimento totale. Eppure i soldi non mancano, per ora. Spulciando fra le inchieste pubblicate (abbiamo analizzato quelle di Autosprint, Autosport, Business Week GP, Automoto.it e Autocar oltre a fonti nostre) e facendo un calcolo approssimativo, risulta che la F.1 del 2016 gode ancora di buona salute anche se il futuro, a partire dal 2018, appare tutto da scrivere.

LA TORTA 2016
Anche quest’anno gli incassi saranno circa di 1,5 miliardi di euro divisi fra i soldi pagati dagli organizzatori (33 per cento del totale) diritti televisivi (31 per cento), pubblicità tabellare in pista (16 per cento) ospitalità e paddock club (5,5 per cento), gare di supporto (leggi GP2, GP3 e Porsche Cup) 4,5 per cento oltre a un 10 per cento derivante dal merchandising ufficiale in autodromo e nei punti vendita autorizzati. Questa torta viene divisa equamente, il 50 per cento finisce come premi da dividere fra le squadre (circa 725 milioni) e altrettanti finiscono nelle tasche di chi detiene il pacchetto F.1 (lo vediamo a parte). I soldi dei premi vengono divisi fra le prime dieci squadre con ordine decrescente, mentre il 50 per cento dei soldi da spartire vengono divisi equamente. Un esempio per capirci meglio: su 750 milioni di euro destinati ai team 375 vengono divisi in parti uguali fra le scuderie partecipanti, con un ingaggio fisso di 37,5 milioni di euro a team.

Poi c’è la variabile degli altri 375 milioni che vengono divisi secondo la classifica del mondiale. C’è poi una ulteriore fetta di ingaggi riservati ai team che hanno partecipato alle varie edizioni del mondiale e questa fetta fa parte dei 750 milioni destinati alla gestione della Formula One Group. Si tratta di una quota di 110 milioni di euro così divisi: Ferrari, team storico, 65 milioni di euro, McLaren 28 milioni di euro, Williams e Red Bull 24 milioni, Mercedes 17 milioni in quanto dal 1955 in poi è stata assente fino al 2010. Questi bonus vanno aggiunti ai premi della classifica, per cui prendendo ad esempio la Ferrari, seconda nel mondiale F1 dell’anno scorso, toccano 65 milioni di storico, più 37,5 milioni per essere iscritta al mondiale più 45 milioni che toccano al secondo classificato nel mondiale costruttori. Il tutto fa un totale di circa 150 milioni di euro (i contratti base sono in dollari americani,per cui ci sono oscillazioni durante l’anno e al momento dell’erogazione dei premi).

La stessa Ferrari, tanto per rimanere in questo esempio, spende in un anno circa 350 milioni di euro, per cui 150 di premi e ingaggi, resta uno scoperto di 200 milioni che viene sopperito da sponsor (Philip Morris si è fatta carico di coprire le spese totali) e con la vendita dei motori ai team Sauber, Toro Rosso e Haas Racing, per un totale di 68 milioni di euro circa di incassi. Quindi lo sponsor deve coprire 140 milioni ripartendoli fra principali (ma in Ferrari è come detto Philip Morris) e secondari, con tariffe che vanno dai 5 milioni di euro in su a seconda della posizione concordata. (sulla fiancata in basso, la strip da 5 centimetri per 25 costa appunto 5 milioni, ma su altre squadre i costi variano tantissimo). Gli ingaggi dei piloti fanno parte del costo di gestione della squadra, quindi vanno detratti i 27,5 milioni di stipendio di Vettel e i 6,4 di Raikkonen.

Ma visto che circolano tanti soldi in F.1 la FIA, che è la federazione dell’automobile e non ha voce in capitolo sulle questioni economiche, ha deciso da qualche anno di mettere una tassa di iscrizione per il rilascio delle licenze, si tratta di una “tassa” di 68.00 dollari a punto (circa 6 mila euro) per la superlicenza dei piloti e per la scuderia. La Mercedes, campione del mondo in carica, ha dovuto pagare quasi 5 milioni di dollari di iscrizione al mondiale, la Ferrari 3 milioni, la Red Bull 1,8 milioni e via di questo passo. La McLaren, invece, visti gli scarsi risultati, è riuscita a risparmiare, pagando “solo” 700 mila euro di iscrizione, ma grazie ai bonus per la presenza mondiale e i premi relativi, ha incassato oltre 100 milioni di euro mentre la Honda si è fatta carico dei 226 milioni inerenti ingaggio piloti, fornitura motori e sponsorizzazioni. Insomma, Dennis è messo male ma non può piangere miseria. La squadra più scalcagnata del mondiale, la Manor, con zero punti ha incassato 53 milioni di euro a fronte di una spesa di iscrizione di poco superiore ai 530 mila euro.

LA F1 MEGLIO DEL CALCIO
Citate in precedenza le cifre e le ripartizioni della torta F.1, resta il dubbio: ma ne vale la pena? Se si mettono insieme Champions League, Europa League e Super Cup, le tre manifestazioni internazionali calcistiche, il ricavo (diffuso dalla Uefa) è di 1,340 miliardi di euro, quindi la F.1 da sola fa più incassi delle tre serie calcistiche, la Juve ha intascato nel 2012-2013 qualcosa come 65,3 milioni di euro, il Bayern Monaco 55 milioni, il Milan 51,2 milioni, il Real Madrid 48,4 milioni. In pratica secondo quanto dichiarato dalla stessa Uefa (e ripreso dal settimanale Autosprint numero 45/2014) le squadre hanno intascato 904 milioni di euro su una torta di 1,340 miliardi. Ma visto che la maggior parte degli introiti arrivano dagli organizzatori e dalle TV, il futuro è grigio per due motivi. E il rinnovo del contratto di Monza lo dimostra: per mantenere questi standard la F.1 ha bisogno di avere più soldi, ma le TV hanno i contratti in scadenza a fine 2017 e il prodotto F.1 attuale non vale il costo richiesto (Sky Italia paga 58 milioni di euro all’anno, la RAI circa 30). Nessuno vuole spendere gli stessi soldi in futuro, quindi questa fetta è destinata a ridursi.

Per mantenere questi standard la F.1 ha bisogno di avere più soldi, ma le TV hanno i contratti in scadenza a fine 2017 e il prodotto F.1 attuale non vale il costo richiesto
Restano gli organizzatori che devono farsi carico di un aumento dei costi di gestione delle gare. Monza discute per 24 milioni all’anno contro i 15 pagati in precedenza, ma è anche vero che ci sono nazioni disposte a pagare 60 milioni pur di entrare nel giro della F.1, quindi le gare storiche se vogliono mantenere lo status devono mettere mano al portafogli. Fra circuiti e TV si tratta quasi di un miliardo di euro di incassi che le squadre devono trovare assolutamente. In caso contrario, e visto che già oggi ci sono team in difficoltà (la Sauber non paga gli stipendi da novembre, la Force India è interessata da fallimenti di alcuni finanziatori) il quadre appare tetro. Se con la massa di soldi che piovono adesso, non riescono a stare a galla, cosa succederà quando la torta degli incassi si ridurrà per forza di cose?

PILOTI COME PAPERONI
Ed ecco la classifica dei piloti più pagati, tenendo conto che si tratta di contratti in cui sponsor personali oltre alle squadra ci hanno messo del loro.

Alonso 36,5 milioni di euro
Hamilton 28,5 milioni di euro
Vettel 27,5 milioni di euro
Rosberg 16,8 milioni di euro
Button 10,6 milioni di euro
Raikkonen 6,4 milioni di euro
Ricciardo 5 milioni di euro
Massa 4 milioni di euro
Hulkenberg 3,6 milioni di euro
Bottas 3 milioni di euro
Grosjean 3 milioni di euro
Gutierrez 2,8 milioni di euro
Kvyat 680 mila euro
Verstappen 450 mila euro
Sainz jr 340 mila euro
Nasr 170 mila euro
Ericsson 170 mila euro